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Thirteen reasons why



Thirteen reasons why (Tredici in italiano) è disponibile su Netflix da qualche giorno e io l’ho già conclusa. La velocità con cui sono arrivata all’ultimo episodio è dovuta più che a un totale coinvolgimento con la storia narrata alla sensazione che il meglio doveva ancora venire. 
Hannah prima di suicidarsi ha registrato su delle cassette le tredici ragioni che l’hanno condotta all’estremo gesto, ogni lato è indirizzato a una persona che ha contribuito in qualche modo a far sì che Hannah preferisse la morte alla vita. Durante il primo episodio le cassette arrivano a Clay Jensen, studente modello, timido e un po’ impacciato. Il classico bravo ragazzo: ma perché allora è in quelle cassette? 
Questo è l’input da cui parte il telefilm tratto dall’omonimo romanzo di Jay Asher che ricordo di aver avuto per anni in pdf sul mio vecchio portatile ma di non aver mai letto. 
 
Per poter apprezzare questa serie ho dovuto fare uno sforzo di immedesimazione molto grande. Quello del telefilm è un contesto prettamente statunitense. Un esempio riguarda gli atleti che molto spesso nelle scuole americane godono di qualche privilegio e sono idolatrati dal resto dei loro compagni. Si tratta di una realtà lontana anni luce dalla nostra. Superato questo scoglio e contestualizzati i fatti l’altro argomento che mi sta a cuore è Hanna Baker. 
Hanna è la protagonista, la ragazza morta. Più di una volta ho pensato che Hannah se la stesse prendendo troppo e questo ha influito sul mio coinvolgimento riguardo la sua storia. Ma mentre continuavo ad ascoltare (e vedere) le sue ragioni sono arrivata a una conclusione. L’intento degli autori della serie è quello di mostrare come per alcune persone certi traumi siano dei macigni che li tirano sempre più a fondo mentre per altri si tratta di colpi passeggeri e che riescono a superare. 
È facile pensare che per alcune cose Hannah abbia esagerato ma è come fingere che persone più fragili e sensibili non esistano. Per chi abbia già visto la serie tv mi sto riferendo agli episodi raccontati da Hannah meno gravi e non a quanto successo alla festa. Hannah non è perfetta e più di una volta ho pensato che avrebbe potuto comportarsi meglio ma questo non fa che avvalorare il messaggio che la serie si propone di trasmettere secondo cui quello che diciamo e quello che facciamo influisce in qualche modo sulla vita di altre persone. Non possiamo sapere come. Non è priva di difetti questa serie tv: è lenta e alcuni dialoghi sanno troppo di già sentito e frasi fatte. Ma sono limiti superabili.
Passando in rassegna i vari personaggi una nota d’onore va a Skye Miller forse il mio personaggio preferito. Estranea alla faccenda delle cassette Skye è dark e cazzuta, piena di tatuaggi e con la battuta pronta. Non per niente la migliore battuta del film è sua: “Vuoi dirmi la tua opinione? Più o meno tutti pensano di averne il diritto.” Un’unica frase che tra le altre cose riassume il web oggi dove troppo spesso ci sentiamo in diritto di dire la nostra. Poi c’è Jeff, uno spartiacque tra i popolari della scuola e tutti gli altri. L’amico che tutti vorremmo. 

Se volete cogliere fino in fondo le intenzioni della serie tv vi consiglio di guardare Tredici: oltre i perché. Si tratta di 29 minuti disponibili su netflix in cui attori, produttori, l’autore del libro ed esperti spiegano alcune scene e scelte del telefilm. Ho trovato questo episodio bonus di supporto e utile per capire meglio la serie. 
Guardare Tredici mi ha ricordato di un film che ho visto qualche anno fa Speak. Le parole non dette tratto dal romanzo di Laurie Halse Anderson. La protagonista, Melinda, chiama la polizia durante una festa liceale e a scuola verrà bollata per aver rovinato a tutti la serata e allontanata dalle sue amiche troverà rifugio nel silenzio. Se vi è piaciuto Thirteen reasons why, vi piacerà anche Speak dove Melinda è interpretata da una giovanissima Kristen Stewart che ricordo di aver pensato calzasse a pennello il ruolo. 

È stata confermata una seconda stagione di Thirteen reasons why e c’è parecchio materiale da approfondire, Netflix non ci deluderà. Nell’attesa si può recuperare il libro.

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