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Oscar 2017




Quest’anno ho deciso di provare a vedere tutti (o quasi) i film candidati all’ambito award prima della premiazione che avverrà il 26 febbraio. In Italia, sono pochi i film arrivati nelle sale. Tra quelli candidati come miglior film c’è La la land, Lion – La strada verso casa e Arrival mentre su netflix è disponibile Hell or High water. Molti altri invece arriveranno solo più tardi: Moonlight (23 febbraio); Il diritto di contare (8 marzo); Barriere (23 febbraio); Manchester by the sea (16 febbraio); Jackie (23 febbraio). Tra i prossimi in uscita c’è La battaglia di Hacksaw Ridge, al cinema dal 2 febbraio.
La strada è lunga e non riuscirò mai a recuperarli tutti prima della notte degli Oscar ma ecco quelli che per ora ho visto:

Arrival
Dopo la delusione di Passengers è stata una bella soddisfazione. Sulla Terra arrivano degli oggetti non identificati in diversi punti del pianeta. La CIA si rivolge a Louise (interpretata da Amy Adams, attrice tra i grandi esclusi dalle nomination di quest’anno), una linguista, per comunicare con i nuovi arrivati e scoprire le loro intenzioni. La fantascienza è un pretesto, il film si concentra sull’atto di comunicare e sui tentativi d’interagire con gli alieni, parola che viene usata pochissimo, una cautela che ho apprezzato. Il paradosso temporale è un espediente visto e rivisto (recentemente mi viene in mente Interstellar) ma qui in Arrival è proposto in maniera astuta, ma parlo da profana. Mi è piaciuto moltissimo.  

Hell or High water
La prima parola che userei per descriverlo è: americano. È ambientato in Texas dove due fratelli rapinano le filiali della stessa banca che sta per prendersi il ranch di famiglia; dalla parte dei buoni ci sono i due ranger che danno loro la caccia. Si basa soprattutto sui contrasti; uno dei fratelli Tanner è appena uscito dalla prigione e ha un'indole aggressiva, Toby è più quieto e riflessivo. Uno dei ranger è agli sgoccioli della sua carriera, senza famiglia e l’altro un indiano d’America che spera di arrivare alla pensione tutto intero.
Una nota di merito va alla sceneggiatura – candidata tra le migliori sceneggiature originali - ho apprezzato soprattutto gli scambi tra i due ranger.
“Che stai facendo?”

“Sonnecchio sul patio, faccio pratica per il futuro.”

“Cominciavo ad avere pena per te.”

“Gli indiani non devono avere pena per i cowboy, di solito è il contrario.” 

Lion – La strada verso casa
Il film è ispirato a una storia vera, il protagonista è Saroo che all’età di 5 anni si ritrova a migliaia di chilometri dalla sua casa in India e dopo varie peripezie dickensiane viene adottata da una famiglia australiana. Ormai adulto ripercorrerà i passi che lo hanno portato in Tasmania, deciso a ritrovare la famiglia perduta. La prima parte del film racconta la sua infanzia, tra l’India e Calcutta e la scelta di mantenere la lingua originale l’hindi e il bengali (sottotitolati) è azzeccata: permette una maggior immersione nel contesto sociale. Parecchio triste, sì, ma comunque abbastanza delicato anche nel raccontare i momenti più drammatici. La candidatura di Nicole Kidman come migliore attrice non protagonista è meritata: interpreta la madre adottiva di Saroo e ho trovato toccanti le scene che la vedevano protagonista. 

Vorrei menzionare anche Animali notturni (candidato Michael Shannon come miglior attore non protagonista) che ho visto recentemente. Esteticamente è un film magnifico, non per niente Tom Ford lavora nella moda. Il film si svolge su diversi livelli narrativi: il presente in cui la protagonista Susan Morrow (anche qui Amy Adams) riceve un manoscritto dal suo primo amore che non sente da anni. Poi c’è la storia del romanzo stesso; narra di una famiglia che si mette in viaggio per raggiungere il Texas. Durante la notte i padre, madre e figlia vengono speronati da un gruppo di delinquenti e da lì tutto degenera in un thriller da far perdere qualche battito cardiaco. Infine, durante la lettura lei ricorda frammenti della sua storia con lui. Il finale mi aveva lasciato amareggiata ma poi riflettendoci ritengo che sia la conclusione perfetta: perché Susan in fondo è proprio come sua madre. Un grande sì.

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