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Oscar 2017: film d'animazione



Dei cinque film d’animazione candidati agli Oscar ecco un breve parere dei tre che ho visto: Kubo e la spada magica, Zootropolis e Oceania.
Dopo la storia di Saroo, il bambino perduto in India negli anni ottanta e poi volato dall’altra parte del mondo in Australia, ho affrontato quella di Kubo il protagonista del film d’animazione Kubo e la spada magica.
Kubo trascorre le sue giornate a raccontare storie in un piccolo villaggio, ma deve assolutamente fare ritorno a casa prima che tramonti il sole. Kubo non conosce il suo passato, sarà lo spiacevole incontro con sua zia a rivelarglielo: suo padre è il grande samurai Keto e sua madre è la figlia del crudele Signor Luna che vuole rubargli l’unico occhio che gli è rimasto. Kubo scoperta la verità è costretto a intraprendere un viaggio: i suoi compagni di avventure sono una scimmia un po’ nevrotica e protettiva e uno scarabeo distratto che una volta era stato un samurai. Il film d’animazione è girato in stop motion con l’aiuto della computer grafica. Le atmosfere di questo film targato rispetto agli altri due Disney sono più cupe, ma non mancano i personaggi bizzarri come la vecchia mendicante.
  

In Zootropolis gli animali sono dotati della favella e dell’intelletto. Prede e predatori convivono pacificamente tra loro in una società civilizzata. Judy è testarda e per risolvere una serie di strane sparizioni è costretta ad allearsi con Nick, un delinquente di strada. Judy è un coniglio e trova difficoltà a farsi valere data anche la sua taglia. Nick è una volpe e in quanto tale subisce discriminazioni sin dall’infanzia, è costretto a vivere da reietto. L’improbabile coppia si trova invischiata in un losco progetto che rischia di mettere in pericolo tutta la società animale. Zootropolis racconta attraverso il mondo animale una variegata gamma di personaggi che popolano la società umana: dagli emarginati a causa del loro aspetto ai bradipi fieri rappresentanti della lentezza burocratica. Qui rispetto a Kubo la differenza tra bene e male è più sfumata e infida. E da tenere conto che il cartone ha tenuto buono mio nipote quasi fino alla fine. 

Infine, ho recuperato Oceania.
Vaiana è la figlia del capo della tribù di Motonui e sin da piccola sente forte il richiamo dell’oceano, al di là della barriera corallina dove la sua gente ha timore di spingersi. Ma quello che non sa è di essere stata scelta dall’oceano per trovare Maui il semidio che secoli prima rubò il cuore dall’isola di Te Fiti e costringerlo a riporlo al suo posto e salvare la sua gente. Vaiana è un’altra Merida, la differenza sostanziale è che la sua ribellione è messa al servizio di una giusta causa. Maui è un semidio dai capelli fluenti e pieno di sé, ma la guest star, il personaggio svampito di cui non si può fare a meno, è Hei Hei la gallina rimbambita. Non sarà mai Olaf, ma è accettabile. Io sto alle tecniche grafiche come la pietra filosofale alla Gringott ma una breve lettura dei commenti sotto il  link e padroneggerete la materia.

Piccola nota: nella versione italiana la protagonista si chiama Vaiana mentre il nome originale è Moana. Le prime voci sulle ragioni di tale scelta (non specificate da Disney Italia) sussurravano il facile accostamento con la pornostar Moana Pozzi. Facendo una breve ricerca in rete ho scoperto che in Europa, l’Italia non è l’unico paese ad averle cambiato il nome. Gli altri stati europei hanno però spiegato che i motivi sarebbero di copyright. Moana significa oceano, mentre Vaiana acqua della grotta. Per me va bene così. Pensate se  Romeo invece del gatto del Colosseo fosse stato Thomas O’Malley l’irlandese. No. Fra i tre non saprei scegliere, ma direi Oceania per il girl power.

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